Finite le cialde espresso, si torna alla cicoria

E' finito il WBC e non abbiamo niente da metterci!

Ave villici!

Con un po’ di fatica torniamo a parlare del nostro baseball e, incredibilmente, ne parliamo dopo uno storico risultato positivo, quindi bando alle ciance e partiamo subito. 

Iniziamo con la cosa più facile, i “mea culpa”: in primis verso il Segretario che, mesi fa, in un CF, si era lanciato nell’ardita affermazione che la somma destinata alla formazione vittoriosa al Classic ci avrebbe permesso di azzerare il debito contratto. Ci avevo fatto sopra dell’ironia spicciola quindi, a cose fatte, pardon. Certo, non immaginavo si andasse al Classic con una formazione che nulla aveva del Campionato Italiano, ma sono sempre stato un ingenuotto da questo punto di vista. Non credo nemmeno di essere il solo a dovere delle scuse al Segretario: credo che nessuno avrebbe scommesso un euro sull’Italia in semifinale (mostrare la giocata in data antecedente l'avvio del WBC, nel caso). Una volta presentati i roster, il minimo sindacale erano le due vittorie contro Brasile e Gran Bretagna, poi sperare nel miracolo col Messico e saremmo stati tutti contenti già di aver avuto accesso alla seconda fase. Come è andata lo sappiamo già tutti, quindi inutile ripetersi. Bene che si siano guadagnati questi soldi, necessari a risanare il bilancio: almeno cade anche questa scusa e si potrà valutare il mandato mazzieriano senza il buco nero dei debiti che ci ha tarpato le ali.

Altro punto: ero più che scettico sulla nomina di Cervelli alla guida del Team Italy al posto di Piazza, per tutte le ragioni che immagino sappiate e per il salto nel buio che rappresentava nominare un esordiente, specialmente se l’obiettivo era quello di raggiungere risultati, come dichiarato. Anche qui mi pare sia inutile negare che si può parlare di scommessa vinta da parte di Mazzieri: dopo lo zoppicante esordio dell’U23, i risultati con i Seniores all’Europeo e quelli di questa strana rappresentativa vestita di azzurro presentata al WBC non possono che far valutare più che positivamente la scelta. Unico appunto, che mi ero dimenticato di scrivere in altre occasioni: l’argento all’Europeo non è che sia poi sto traguardo così trascendentale da doverlo fare presente anche se uno chiede che ore sono. Per carità, dopo un 9° posto è giusto celebrare l’upgrade, ma mettiamo le cose nella giusta prospettiva, insomma: ne avevamo vinti 17 di argenti in precedenza, senza Cervelli. Capisco sia stonato scriverlo oggi, ma pazienza.

Di carne al fuoco ce ne sarebbe parecchia, provo a toccare velocemente solo i punti che più mi interessa toccare. Questione media: che sensazione strana vedere tanti sconosciuti parlare del nostro sport, eh? Piacevole i primi giorni post impresa USA, quasi fastidiosa alla fine del torneo, almeno per conto mio. Un po’ perché si batteva sempre sugli stessi argomenti, in un loop infinito, spesso con una pesantezza che libro Cuore scansati, un po’ perché di Joe DiMaggio & Marilyn Monroe davvero non se ne può più. In ogni caso, che bello vedere che il baseball, come sport, è in grado di attirare tutta questa attenzione anche sui media italiani e che bello vedere anche riscrivere di baseball gente che si era allontanata da decenni, per i più svariati motivi. C’è da sperare che non si perda questo trend, anche se onestamente sappiamo tutti quanto sia “appealing” (cit.) il nostro campionato e che sensazione possa provare un novizio, magari affascinato dalle imprese di Caglianone & Pasquantino, il quale si ritrovi all’Opening Day allo schianto del sole in uno stadio deserto, fatiscente e in cui, spesso, anche solo pisciare e prendere una birra sono desideri destinati a rimanere tali. Da ritenerci fortunati se non ci denuncia per truffa dopo 5 minuti che è entrato. Coniugare l’immagine che abbiamo dato al mondo con questo WBC con quel che siamo davvero non sarà affar semplice, in bocca al lupo a chi dovrà occuparsene: finite le cialde espresso si torna alla cicoria, che non è proprio un bel vivere.

Sponsor: speriamo, anche qui, che si riesca a canalizzare tutta questa presenza sui vari media in qualcosa di concreto, non rimane che aspettare e vedere. Credo l’unica cosa da fare sia questa: vedere se tutto sto clamore alla fine porta più soldi e più tesserati o se è solo folklore da reel di Instagram, che alla fin fine val quel che vale. Il tempo ci dirà. In ogni caso bisogna sicuramente fare i complimenti alla FIBS per aver creato la possibilità almeno di giocarsi la chance di un rilancio. In un modo che a me non piace, che reputo deleterio sul lungo andare e che non poggia su alcun fondamento, ma è innegabile che almeno la possibilità di perdere nuovamente un’occasione ce la siamo creata. Venti giorni fa era impensabile che questo accadesse, quindi il “tanto di cappello” è dovuto. Perché negarlo?

Oriundanza, tema al quale sono da sempre sensibile, come sapete: partiamo dal dilemma che mi attanaglia. Non è possibile che, quando c’è da giustificare il ricorso più massiccio della storia delle spedizioni azzurre al WBC a giocatori di “formazione straniera”, si usi come scusa la MLB che ce li impone a forza (dando quindi ragione a chi, decenni fa, parlava di “leasing”, se la logica ha ancora un qualche valore) e, nella stessa riga, si facciano i complimenti alla FIBS per quella che è stata indiscutibilmente la squadra più forte tra quelle apparse nelle varie edizioni. O l’una o l’altra, insomma: insieme credo sia difficile che le due cose possano convivere. O è la MLB che ci impone X e Y oppure siamo stati bravi a convincere X e Y a giocare con noi, in seguito a una precisa e legittima scelta “politica”. Poi devo capire perché, a fronte di critiche sia interne che da tutte le altre nazionali (deve essere un covo di antimazzieriani, il mondo: si può anche sostenere questa tesi), ci si arrampichi di nuovo sugli specchi e si tiri fuori sempre la solita novellina dell’orgoglio patrio, del cuore azzurro, l’onore degli avi etc. etc. Come se il punto fosse quello, per giunta, come se qualcuno mettesse in dubbio i sentimenti di alcuno o il diritto di sfruttare il regolamento per arruolare i vari giocatori in un torneo che questo permette. 

Discorsi che francamente fanno un po’ cascare le braccia (una volta almeno avevamo Ceriani che non si poteva criticare perché piangeva quando sentiva l’inno) e degni anche questi del libro Cuore, ma più che altro che aggiungono nulla al punto di fondo: Pasquantino avrà le radici azzurre dentro e il più tenace orgoglio patrio, cittadinanza, passaporto e tutto quel che volete, ma che c’azzecca col basegoal di casa nostra? Perché, se la selezione fosse fatta di 20 ragazzi frutto del nostro scalcagnato movimento e 3 star MLB che si prestano a questa operazione simpatia (proprio in onore di questi sentimenti, dello status di star col cognome “italian sounding” etc. etc.), uno potrebbe anche capirle queste reazioni stizzite alle critiche piovuteci addosso da mezzo mondo. Ma quando le proporzioni sono totalmente ribaltate, come si fa a voler difendere l’indifendibile? Per carità, siamo andati a vincere con America, Messico e Puerto Rico, ma sappiamo bene che, contando solo su quello veramente nostro, ormai non è garantito manco il podio continentale. Questo ovviamente nulla toglie alle tre imprese sportive fatte da Cervelli e dalla squadra, ma credo sia legittimo che il punto rimanga.

Sempre in tema oriundanza, manco il tempo di finire i festeggiamenti per questo storico risultato che subito è partita la caccia (stando a Morosi, non proprio la fanzine della Curva Sud del Gualdo Tadino) agli oriundi per il P16. Perché ovviamente questo roster, per ottobre, col cazzo: quindi tocca trovare altri valorosi combattenti per la maglia azzurra. Siccome poi manco quelli che importiamo per arrivare a 9 in Italia sono degni per le nostre ambizioni (ma tempo due settimane e sentiremo parlare dell'alto livello del campionato italiano), bisogna cogliere l’attimo e sperare di accalappiarne qualcuno ora che il ferro è ancora caldo. Stavolta, par di capire, la motivazione è che, anche se in quantità minore, ci sono da raccattare un po’ di soldi anche al P16 e quindi via alle rituali ricerche d’archivio, skill nella quale il basegoal italiano è secondo a pochi al mondo.

Del resto, una motivazione per ricorrere al “già fatto” d’oltreoceano c’è sempre. Una volta, con l’U18, c’è quello forte forte che gioca a Brescia e come fai a non chiamarlo (anche se s’era detto che nelle giovanili niente oriundi). Nell’U23 bisogna fare punti per la classifica WBSC e allora dentro di tutto e di più; all’Europeo Seniores mica vorremo andare a fare un altro 9° posto, no? E al WBC tocca obbedire alla MLB o non ci invitano più. Poi, vogliamo farci sfuggire il P16, che serve anche per LA28? “Vede, architetto, è tutta una catena d’affetti che né io né Lei possiamo spezzare”, diceva il Sassaroli. C'è anche da dire che se va bene ai giocatori italiani farsi trattare così, ben venga questo ed anche altro.

Quindi avanti con la solita rumba, drogando la rappresentazione del nostro livello, una filosofia esistenziale che peraltro ci ha portato a queste condizioni (perché sarebbe ora di sapere quando inizia a funzionare, questa politica, in vigore dal 1971 con Campisi: quanti anni ancora servono per alzare il livello?). Quindi è bene continuare sulla solita strada, anzi spingendo maggiormente sull’acceleratore ora che si può, e rimandare nuovamente il reset. Del resto, ora che siamo la quarta potenza nel mondo, chi ha tempo per riformare il settore tecnico o l’attività giovanile? Sempre a proposito di cortocircuiti logici che – colpa mia – fatico a capire: come fa Lasaracina a essere “nostro”, dopo tre anni che gioca in Italia, ed al tempo stesso è “nostro” anche Aldegheri, in pianta stabile in America dal 2021?

Ma basta col mio pessimismo cosmico, godiamoci il momento.

Ah, ancora pochi giorni e ci siamo col libro delle Negro League.
Promesso, parola di lupetto.

Per i lettori più insaziabili, ho ritrovato due file che reputo interessanti, non sono a firma mia. Sono datati 2004, ma mi sembrano ancora attuali in molti punti e per distacco molto meglio di quel che capita di leggere oggi:

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