Verso la fine dei '90
Penultima tappa del nostro viaggio
Eravamo rimasti con i Braves avanti 2-1 nella serie, forti di un enorme vantaggio di 6-0, con sole 12 eliminazioni da completare per aggiudicarsi anche Gara 4 e salire così sul comodo piedistallo del 3-1.
Avevamo lasciato nel box Derek Jeter, giovane e promettente interbase della formazione di New York. Come nel 1991 un episodio difensivo segnò il destino dei Braves, allo stesso modo il turno in battuta di Jeter può essere considerato la sliding door non solo di quella finale, ma probabilmente dell’intera storia di Atlanta. Il giovane Yankee batte una palla che sembra destinata a un facile out in foul: Jermaine Dye corre verso la palla, ma l’arbitro Welke, non accorgendosi del suo arrivo, non si sposta in tempo obbligandolo a deviare la corsa. Dye tenta persino un tuffo, ma quel minimo ritardo è fatale: la palla cade a terra, è foul, e Jeter ottiene così una "seconda vita" nel box.
Un episodio minuscolo all’apparenza, ma centrale nelle fortune dei Braves. Nessuno di Atlanta, nemmeno Bobby Cox (che pure detiene il record di espulsioni), recrimina ufficialmente, ma per la nostra narrazione vale come snodo decisivo. Certo, sembra ridicolo ridurre tutto a un mancato out, ma vediamo cosa accade: Jeter capitalizza subito con una valida, Williams ottiene una base su ball, Fielder batte un singolo (complicato anche dall’errore difensivo di Dye) che porta entrambi a punto, poi Hayes piazza un’altra valida che spinge a casa Fielder. Da 6-0 il punteggio diventa 6-3. Con i “se” e con i “ma” la storia non si fa, dicono; tuttavia è evidente che, con Jeter eliminato, difficilmente quell’inning avrebbe fruttato tre punti. Il vantaggio resta importante, ma dimezzato e molto più fragile.
Nell’8° attacco gli Yankees sono ancora sotto 6-3: mancano 6 eliminazioni per dare la vittoria ad Atlanta. Bobby Cox rinforza la difesa e consegna il monte a Mark Wohlers, lo stesso che dodici mesi prima aveva registrato l’ultimo out del titolo 1995. Ma questa volta Wohlers non è in serata: concede due valide a Hayes e Strawberry, poi Duncan batte su Belliard (appena entrato per le sue qualità difensive), che però sbaglia una giocata che avrebbe potuto valere un doppio gioco. Risultato: uomini in prima e terza con un out. Nel box si presenta Jim Leyritz, ricevitore di rincalzo, subentrato da poco a Posada. Non è certo un nome temibile: tra tutti i battitori Yankees, è senza dubbio il meno pericoloso. Ma sul conto di 2-2 batte un fuoricampo che pareggia la partita e annienta il morale dei Braves. È un crollo clamoroso: da 6-0 a 6-6. L’inerzia passa bruscamente a New York, che completa la rimonta negli extra inning e porta a casa Gara 4, riequilibrando la serie sul 2-2 e vanificando l’inizio travolgente di Atlanta.
Gara 5 propone la grande sfida Smoltz–Pettitte, due specialisti dei playoff. È anche l’ultima gara ufficiale nella storia del Fulton-County Stadium, che dal 1997 lascerà spazio al Turner Field. Al 4° inning New York passa avanti: un errore difensivo e un doppio di Fielder valgono l’1-0 Yankees. Atlanta non sfrutta le rare occasioni concesse da Pettitte e, al termine di un bellissimo duello sul monte, New York porta a casa la vittoria. Dopo i primi due incontri la serie sembrava segnata, ma adesso gli Yankees guidano 3-2 grazie a tre clamorosi successi in trasferta. Il Fulton-County chiude la sua storia con una sconfitta bruciante: Atlanta è con le spalle al muro e deve affidarsi a Maddux in Gara 6.
Ma nella solita “partita senza domani”, Maddux incappa in un pessimo 4° inning, concedendo 3 punti. Atlanta accorcia, ma non raggiunge mai New York. Al 9° inning gli Yankees comandano 3-1. Con un’ultima disperata spinta i Braves piazzano tre valide e arrivano sul 3-2, con uomini in prima e seconda: basta un singolo per pareggiare. Ma Lemke viene eliminato al volo: partita finita, serie finita. Gli Yankees tornano campioni, e quell’out finale segna anche, simbolicamente, il passaggio di consegne nella leadership mondiale del baseball.
Finisce così il 1996: i Braves tornano a leccarsi le ferite e a interrogarsi su una sconfitta che sembrava impensabile a due terzi di Gara 4. L’incubo degli Atlanta Bills era stato esorcizzato col trionfo del 1995, ma ancora una volta la “macchina perfetta” si inceppa nel momento decisivo.
Il 1997 inizia con due mosse di mercato che, a posteriori, suonano come autentici suicidi. I Braves cedono a Cleveland Grissom e Justice in cambio di Lofton (rapido e costante battitore, ma accompagnato solo da un mediocre rilievo), e poco prima dell’inizio della stagione scambiano Jermaine Dye con i Kansas City Royals per un mestierante e il più maturo Tucker, giocatore tutt’altro che determinante. Nonostante ciò, Atlanta chiude con 101 vittorie e centra i playoff per la sesta volta consecutiva, record assoluto della MLB, superando persino i grandi Yankees di Berra, DiMaggio e Mantle.
Al primo turno affrontano gli Astros (84-78), superati tutto sommato abbastanza agilmente con un perentorio 3-0. Tra gli Astros del '97, per continuare la saga dei giocatori transitati anche in Italia si nota il controverso Chucky Carr. Poi arriva la sfida con i Marlins, secondi nella NL East a 9 gare di distacco. Per i Marlins invece si segnala Ed Vosberg, il primo giocatore a giocare in MLB dopo il passaggio in Italia (nel 1992 a Novara). All’apparenza Florida è un avversario inferiore, ma vincente 8 volte su 12 negli scontri diretti stagionali. E infatti la serie si rivela durissima: Florida vince Gara 1, Atlanta risponde in Gara 2, poi di nuovo Marlins avanti in Gara 3. I Braves pareggiano in Gara 4, ma cadono in Gara 5. Con le spalle al muro, perdono malamente anche Gara 6: Glavine crolla subito, concedendo 4 punti al primo inning. I Marlins, alla loro prima partecipazione, volano incredibilmente in World Series (che vinceranno), mentre Atlanta resta a bocca asciutta.
Il 1998 segna l’addio di Fred McGriff, sostituito da Galarraga. La rotazione rimane mostruosa: i famosi Big 3, un Neagle sempre più convincente, e il giovane Millwood. Probabilmente la rotazione più forte della storia: basti pensare che persino il lanciatore con meno vittorie ne colleziona 16! Atlanta domina con 106 successi, ben 18 più dei Mets. Ai playoff travolge subito 3-0 i Cubs (guidati da Sammy Sosa e i suoi 66 fuoricampo), ma nella finale di lega si ferma clamorosamente contro San Diego. I Padres, guidati da veterani al tramonto e vecchie conoscenze “famose” come Leyritz (che batterà un altro homer...), sorprendono tutti: vincono le prime tre partite, poi resistono al tentativo di rimonta e chiudono 4-2.
Un fallimento enorme, considerata la forza del monte dei Braves. Alla fine, a vincere saranno di nuovo gli Yankees, autori di una regular season da 114 successi e capaci di travolgere 4-0 San Diego in finale. E chissà che spettacolo sarebbe stato un duello diretto Yankees–Braves, il miglior lineup contro il miglior pitching staff del baseball moderno…
