Quando il talento non bastava (VII)
Templi e mostri sacri
Per dare un'infarinata generale del mondo delle Negro League, punto focale di queste misere paginette, ritengo sia assolutamente indispensabile parlare un po'meglio, almeno per qualche riga, dei 3 giocatori più iconici di questa epopea e degli stadi che hanno creato il mito.
Se fare una distinzione per alcuni stadi è tutto sommato abbastanza semplice, scegliere 3 giocatori come figure chiave obbliga ad una selezione veramente complicata da portare a termine. Ma come si fa a non parlare di Satchel Paige, Cool Papa Bell e Josh Gibson?
Nessun nome incarna meglio il mito delle Negro Leagues di Leroy “Satchel” Paige. Carismatico, enigmatico e straordinario, Paige era un lanciatore dalla potenza e dal controllo leggendari. Viaggiò tra squadre e leghe di mezzo mondo, lanciando per decenni e diventando una figura di culto internazionale. Quando finalmente debuttò in Major League nel 1948, a 42 anni, dimostrò ancora di essere in grado di dominare battitori più giovani. Tracciarne il profilo in una paginetta è davvero un’impresa titanica.
Nacque probabilmente il 7 luglio 1906 a Mobile, Alabama, morì l'8 giugno 1982 a Kansas City. Paige affinò il suo lancio in un riformatorio, quasi per caso, debuttando nelle Negro Leagues nel 1926 con i Chattanooga Black Lookouts dopo aver trasportato bagagli (da cui il nickname "Satchel"). Giocò per i Birmingham Black Barons, i Pittsburgh Crawfords e Kansas City Monarchs, vincendo pennants e “barnstormando” ovunque, inclusi Cuba e Messico.
A 42 anni firmò con i Cleveland Indians nel 1948 (6-1, 2.48 ERA), fu il primo nero a lanciare in World Series (gli allora Indians vinsero quello che ancora ad oggi è il loro ultimo titolo). Con i Browns (1951-53) fu All-Star a 46 anni, mentre a 59 anni, nel 1965, con gli Athletics, lanciò 3 inning shutout contro i Red Sox. Sul monte in oltre 2.500 partite, è accreditato di 55 no-hitter in carriera.
Si potrebbero raccontare migliaia di aneddoti su Paige, ne scelgo due tra i miei preferiti. Una volta mise una sigaretta a terra come bersaglio, colpendola con 4 lanci su 5 in un tryout con Bill Veeck, proprietario degli Indians. Da quel provino arrivò il contratto MLB del 1948. L’altro riguarda una sfida contro Joe Di Maggio nel 1936. Di Maggio all’epoca era “solo” un promettentissimo rookie della Pacific Coast League, Paige lo limitò ad 1 su 4 (singolo interno): uno scout telegrafò al front office a New York “Firmate Di Maggio, ha battuto una valida a Paige!”. Di Maggio, molto tempo dopo, dichiarerà che Paige era stato “the best and fastet pitcher I have ever faced”.
Impossibile invece scegliere una delle frasi iconiche di Paige, fatevi un giro sul web e ne troverete sicuramente una adatta ad ogni circostanza.
Visto che alla fine non ho fatto il libro ma pubblicato online se cliccate sul nome dei 3 giocatori si apre la scheda su Baseball Reference.
Il Babe Ruth nero, come spesso lo chiamavano, anche se in molti sostengono che fosse Ruth il “Josh Gibson bianco”. Ricevitore potente e intelligente, nacque in Georgia nel 1911.
Gibson era noto per i suoi home run titanici. Alcuni testimoni parlano di lanci mandati oltre le tribune dello Yankee Stadium, un’impresa che nessuno al mondo è mai riuscito a compiere (Mantle ci è andato vicinissimo). E’ accreditato di oltre 800 homerun in carriera. Gibson rappresentava il genio puro: amato dal pubblico, temuto dai lanciatori, leggendario in ogni senso. Morì giovanissimo nel 1947, poco prima dell’integrazione del baseball, senza mai vedere riconosciuto pienamente il suo talento. Le stats riconosciute dalla MLB parlano chiaro: .372 AVG, e .718 SLG in 602 gare. Gibson debuttò nel 1930 con gli Homestead Grays, vincendo 9 volte la classifica degli HR e 2 MVP; batté .466 nel 1943 nonostante un tumore cerebrale già diagnosticato. Giocò anche in Messico ed in Dominicana. Un gigante gentile, pagava spesso gli stipendi dei giocatori più giovani o meno talentuosi, mentre durante le trasferte si occupava della preparazione del “gumbo” per tutti, gesti che servivano a innalzarlo a leader morale della squadra non solo per le sue doti sportive.
Se devo scegliere una sua citazione opto per “When I come to plate, I’m in scoring position”
Ted Williams disse che lui e Ruth erano i migliori battitori che avesse mai visto. Gibson rifiutò un intervento chirurgico per continuare a giocare, morendo pochi mesi prima dell’esordio di Jackie Robinson.
Fuori dal campo sempre sorridente e gentile, dentro il diamante James “Cool Papa” Bell era pura velocità. Bell è tuttora considerato uno dei corridori più veloci nella storia del baseball, capace di trasformare ogni battuta valida in una minaccia costante. Non era solo velocità: era intelligenza pura sulle basi, controllo dei tempi e istinto raffinato. Lontano dal campo invece tutti lo descrivevano come uomo calmo ed estremamente riflessivo, quasi come se scindesse in due la sua personalità una volta messo piede in campo.
Cool Papa Bell, all'anagrafe James Thomas Bell (nato a Starkville, Mississippi, 17 maggio 1903 e morto a St. Louis il 7 marzo 1991), fu un esterno leggendario delle Negro Leagues, in carriera fu accreditato di una media vita di .325, fu 8 volte All-Star e vinse 2 Negro League World Series (1943-44 con i Grays). Debuttò come pitcher sedicenne con i St. Louis Stars (1922), guadagnando "Cool" per compostezza dopo uno strikeout su Oscar Charleston e "Papa" per maturità; passò all’outfield, non prima di aver insegnato la knucleball a Paige. Giocò con i Crawfords (con Gibson e Paige, costituendo un vero trio delle meraviglie), i Monarchs ed in Messico (vincendo la Triple Crown nel 1940 a Vera Cruz, con .437 AVG e 119 punti segnati in 89 partite). Giocò 21 campionati invernali tra Cuba, Messico e California.
Satchel Paige disse di lui, con la sua proverbiale ironia: "Era così veloce che una volta colpì un line drive che mi passò accanto all'orecchio e lo colpì mentre scivolava su seconda." Sempre Paige: “Bell spegneva l’interruttore e si infilava a letto prima che la stanza si oscurasse” e, in questo caso, non è leggenda ma un fatto documentato da più testimonianze: uno degli scalcagnati hotel che ospitava la squadra aveva una camera in cui la lampadina centrale necessitava di due secondi per spegnersi completamente dopo aver ricevuto l'i mpulso, da questo nasce la battuta di Paige.
Rubò 175 basi nel 1933, ma forse la sua perfomance più iconica rimane quella nel 1931 quando, a St. Louis, contro una selezione di giocatori bianchi (contro svariati futuri Hall of Famer, non mezze calzette) le stelle nere vinsero 18-3. Al suo primo turno Cool Papa arrivò in prima grazie ad un bunt valido, poi rubò in 3 lanci seconda, terza e casa base. Dopo il ritiro lavorò come bidello per 20 anni in una scuola di St. Louis.
“They don’t kill people over baseball, do they?"
Sicuramente meno complesso è parlare dei templi delle Negro League, la scelta è quasi obbligata, per una ragione o per l'altra.
Rickwood Field
Rickwood Field, inaugurato il 18 agosto 1910 a Birmingham, Alabama, è lo stadio di baseball più antico ancora in uso negli Stati Uniti. Costruito su un terreno donato da Rick Woodward, imprenditore locale appassionato di baseball, il campo nacque per ospitare i Birmingham Barons della Southern Association, una lega minore bianca. Con una capacità iniziale di 8.000 posti, Rickwood rappresentava l'ambizione di una città industriale del Sud profondo, immersa in un contesto di segregazione razziale feroce.
Già nei primi anni, il campo attirò folle enormi: nel 1915 ospitò il "Suffrage Day", evento in cui donne giocarono a baseball, precursore di dibattiti sull'integrazione. Ma fu con l'ascesa delle Negro Leagues che Rickwood divenne leggenda. Nel 1920, quando Rube Foster fondò la Negro National League (NNL), Birmingham rispose con i Black Barons (inizialmente Birmingham Stars). Il proprietario Woodward, pragmatico uomo d'affari, affittò il campo ai neri nei giorni in cui i Barons erano in trasferta. Così, Rickwood divenne stadio "bifronte": bianco nei weekend, nero nei giorni feriali. Questo accordo durò 40 anni, simbolo della "color line" che escludeva i neri dalle Major.
Gli anni '20 furono trionfali, nonostante un tornado che nel 1921 devastò Birmingham, danneggiando il campo per una cifra spaventosa all’epoca (30.000 dollari), ma la comunità nera ricostruì il campo ed i Black Barons vinsero il pennant della Negro Southern League (NSL, lega minore) nel 1921 e 1923, trascinati da Mule Suttles, uno slugger introdotto nella Hall of Fame e che debuttò lì con uno squillante .339 di AVG. Suttles fu noto per i suoi homers che "volavano oltre il tetto", citati in troppi articoli per essere semplici leggende metropolitane. Nel 1924, i Barons furono “promossi” nella NNL.
Il pubblico era sempre numeroso, in netta maggioranza nero, ma c’era sempre un buon numero di bianchi curiosi. Il record di ingressi in una singola partita fu segnato con i 20.074 spettatori nel 1931. Passarono al Rickwood qualcosa come 182 Hall of Famers. L’impianto fu dotato di illuminazione nel 1948. Nel 2024 ha ospitato la partita di MLB in onore di Willie Mays tra Giants e Cardinals.
Hinchliffe Stadium
Eretto nel 1932 a Paterson, New Jersey con una capienza di 10.000 persone, è l’unico stadio sportivo in un Parco Nazionale. Costruito in Art Decò come progetto del New Deal, ha dimensioni e forme abbastanza simili ad un altro ballpark iconico del nostro sport, ovvero il Polo Ground. E’ stato la casa dei New York Black Yankees, dei New York Cubans e dei NewarkEagles.
Ha ospitato la Colored Championship of the Nation del 1933, quando trionfarono a Gara 5 i Black Yankees contro gli Stars di Philadelphia. Chiuso nel 1996 e pesantemente vandalizzato, è stato rivalorizzato recentemente grazie ad un massiccio investimento, la MLB ha promesso di organizzare in loco un evento annuale per non distogliere l’attenzione da uno dei soli 5 diamanti originali rimasti dall’epoca delle Negro Leagues.
League Park
Aperto nel 1891 nel quartiere Hough di Cleveland, ebbe una capienza di oltre 22.000 spettatori. Il diamante, è stato la casa delle Negro League e dei Cleveland Indians (fino 1946). Stadio che trasuda storia del gioco da ogni mattone: il primo lancio inaugurale fu lanciato da Cy Young in persona, è il campo dove Babe Ruth ha battuto il suo 500° fuoricampo e l’ultimo campo della streak di 56 partite consecutive con valida di Joe Di Maggio, Bob Feller ci ha lanciato una no-hitter e tutta una serie di piccoli record minori (primo hr di un pitcher in battuta nelle WS, primo unassisted triple-play etc). Un luogo mistico per noi patiti delle 108 cuciture, insomma.
Praticamente demolito nel 1951, è stato restaurato nel 2012, adesso ospita un importante Museo sulle Negro League ed è un National Historic Landmark dal 2016.
Galleria
Alcune delle foto che avevo scelto per il libro
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