La storia di Dusty Rhodes

Uno degli eroi mai cantati

Ci sono giocatori che in Major League hanno scritto pagine leggendarie e sono stati al contempo campioni epocali che si sono per sempre scavati il loro spazio personale nel cuore di milioni di appassionati.

E poi ci sono stati tanti altri giocatori che invece si sono barcamenati così, alla bene meglio, finendo in alcuni casi per essere Re per Una Notte o, anche, Re per Una Serie.

Questi ultimi poi sono tornati nell’anonimato oppure non sono più stati in grado di ripetere gli exploit per i quali sono assurti agli onori della cronaca.

A quest’ultima categoria appartiene certamente Dusty Rhodes, certamente del tutto inesistente nei vaghi ricordi di chi oggigiorno ha una sessantina d’anni.
Solamente i molto attempati o gli studiosi lo ricordano.

Classe 1927 dall’Alabama, James Lamar Rhodes, per tutti semplicemente “Dusty”, arrivò in Major League nel 1952 alla corte dei New York Giants freschi freschi del’incredibile stagione del 1951 in cui scrissero alcuni capitoli memorabili nella storia di quel circuito.

Amante dell’assassinare la pallina con la mazza, Rhodes ovviamente non entrò nelle grazie del Manager Leo Durocher, il quale prediligeva un pungente ed incessante gioco sulle basi grazie al mestiere dei suoi protetti. Rhodes venne frequentemente utilizzato come pinch-hitter quando non partì titolare come esterno sinistro e, in qualche occasione, anche come esterno destro.

Di pari passo con la sua stagione agonistica v’era anche la sua volontà di partecipare alla vita notturna della Grande Mela, atteggiamento che finì più volte per portarlo in contrasto con Durocher che, di conseguenza, perse progressivamente fiducia in lui. In particolare Rhodes amava bere e in diverse occasioni prese sbronze colossali.

La stagione 1954 presentò un Dusty Rhodes più pimpante e deciso a migliorarsi e i numeri da lui accumulati confermarono la bontà del suo impegno.

Proprio nel 1954 i Giants tornarono alla World Series e tra lo stupore generale la vinsero, peraltro travolgendo con una sweep i favoritissimi Cleveland Indians che avevano terminato la stagione con un record favoloso di 111-43 (percentuale del .721) sotto la guida dell’eccezionale manager Al Lopez.

Nella prima partita di finale sul risultato di 2 a 2 la sfida andò agli extra-inning e nel decimo episodio con due corridori in base Durocher inserì come pinch-hitter Rhodes che immediatamente fucilò il walk-off home run con cui i Giants si portarono in vantaggio per 1 a 0 nella Serie.

Il giorno seguente sempre ai Polo Grounds newyorkesi, con gli Indians in vantaggio per 1 a 0, nella quinta frazione Durocher nuovamente sostituì Irvin con Rhodes che subito batté a casa il punto del pareggio di Mays e poi, nel settimo attacco, colpì il solo shot che portò lo score, poi divenuto definitivo, sul 3 a 1 in favore dei suoi.

Appena ventiquattr’ore dopo ecco in onda al Municipal Stadium di Cleveland la terza partita. Quella volta i Giants presero subito in mano le redini della contesa segnando un punto nell’inning d’apertura. Ad inizio del terzo attacco Durocher sniffò l’aria, capì che era il momento, e inserì Rhodes sempre al posto di Monte Irvin. Di lì a pochi minuti Rhodes andò in battuta colpendo un singolo che confezionò le corse di Don Mueller e Willie Mays per il momentaneo parziale di 3 a 0. Nel quinto capitolo Rhodes ottenne la base intenzionale poi andò due volte a strike-out. La vittoria arrise nuovamente ai Giants con il risultato di 6 a 2.

Il giorno seguente degli Indians demoralizzati per cotanta supremazia Giants opposero pochissima resistenza, finendo per ritrovarsi in svantaggio per 7 a 0 dopo cinque attacchi degli ospiti che poi si aggiudicarono la partita per 7 a 4 e anche la World Series con una sweep rimasta negli annali.

In quest’ultima partita Dusty Rhodes non fu impiegato.

Il nostro eroe in quella Serie Mondiale totalizzò 4 valide in sei apparizioni al piatto (media stratosferica di .667), di cui 2 fuoricampi e ben 7 punti battuti a casa.

Dusty Rhodes fu, pertanto, il Re di quella Serie. Ma avrebbe potuto benissimo non parteciparvi. Vediamo il perché.

Al termine della stagione 1953 i New York Giants si recarono in Giappone per una tournée. A Dusty Rhodes non parve ovviamente vero di potere conoscere la vita notturna di Tokyo e di altre città giapponesi, ma una notte venne scoperto da Durocher a fare rientro in ritardo, sorbendosi così una tirata d’orecchi tremenda. Il giorno seguente un Durocher furioso, e deciso a sbarazzarsi definitivamente dell’ubriacone-pazzerellone Rhodes, si diresse verso la stanza d’hotel del presidente e general manager dei Giants, Horace Stoneham.

Durocher bussò alla porta e rimase a dir poco allibito quando vide che ad aprirgli la porta fu nientemeno che Dusty Rhodes… impegnato in una tostissima sessione bevitoria col suo amicone Horace Stoneham!

Durocher capì da quella faccenda, fino a quel punto a lui sconosciuta, che Rhodes era intoccabile.

Rhodes rimase in squadra e buon per i Giants che meno di un anno dopo estrasse diversi conigli dal cappello del cilindro.

Un saluto.

Giampaolo Tassinari

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