La retrocessione del BBC Grosseto
Il team maremmano retrocede in A Silver per il 2027
E così adesso è ufficiale, il BBC Grosseto è retrocesso in quella che è la Serie A2. E’ la prima retrocessione sul campo dal 1978, retrocessione che comunque si aggiunge ai 3 drammatici lustri post 2009 nei quali in città si è visto un po’ di tutto tra fallimenti, reiterate mancate iscrizioni, esperimenti posticci con Arezzo, A Federali etc etc. Questa retrocessione è un risultato che ha sorpreso pochi, visto che la formazione maremmana da inizio stagione è stata indicata (più o meno da tutti) come una delle più serie candidate alla retrocessione. Non sorprende anche perché negli ultimi 3 campionati il BBC ha sempre fatto enormemente fatica: basti pensare che nel 2024 il record è stato 6-24, nel 2025 9-19 e nel 2026 6-20, per un record complessivo degli ultimi 3 anni fermo ad un imbarazzante 21-63 (.250).
Questa è una retrocessione costruita con metodo, anno dopo anno, in un percorso che da tempo aveva smesso di promettere qualcosa. Il campo non ha inventato nulla, ha solo messo il timbro su una stagione che, sin dall’inizio, aveva l’odore tipico delle annate già compromesse. Quando una squadra si presenta ai nastri di partenza come candidata alla retrocessione e poi finisce puntualmente lì, non si può parlare di sfortuna, né di casualità, né di episodi girati male: si parla di una società che ha costruito male, scelto peggio e raccolto esattamente ciò che ha seminato.
I perché di questa Waterloo credo che siano molteplici, vediamo se la mia misera analisi incontra il favore dei 20 lettori di questo squinternato blog.
Partiamo dal roster: vediamo per cominciare il rendimento dei giocatori ingaggiati dall’estero. Gli stranieri avrebbero dovuto alzare il livello medio del roster, offrire produzione immediata e fungere da stabilizzatori nei momenti critici. In una squadra di questo tipo dovrebbero fare la differenza, invece hanno prodotto pochissimo o nulla di significativo. Non si chiede loro di essere fuoriclasse, ma almeno di essere utili. Qui, invece, si è visto un insieme di profili incapaci di spostare davvero gli equilibri. Per quanto riguarda l’attacco tranne Balbuena (che ha avuto la brillante idea di farsi squalificare per una partita prima della doppia sfida decisiva contro Crocetta) e Jimenez nessuno dei giocatori ha avuto un rendimento che colpisce l’occhio, anzi. Il catcher Cosme in attacco non ha brillato ed anche in difesa, stando ai numeri, non è che abbia offerto chissà quale solidità dietro al piatto di casabase (4 errori, 14-3 sb/cs, 2 palle mancate ed un rendimento del pitching staff del quale parliamo dopo). Gli altri giocatori “import” sono ben al di sotto della sufficienza: Mariani, Melone e Querecuto non credo che entreranno nella storia del sodalizio maremmano, mettiamola così. Nessuno dei 3 ha superato il .230 di avg, per dire. Non va meglio sul monte di lancio, dove il migliore appare essere stato Frias. Il resto dei pitcher ha numeri che definire mediocri è un eufemismo: Gomez (5.25), Robles (5.70), Sujak (5.03), Scrofani (14.14) hanno messo insieme una stagione da dimenticare: 116 inning nei quali sono state concesse 135 valide, 46 basi e 16 colpiti. Con quasi due uomini in base a inning di media è ardua combinare qualcosa di buono, del resto.
Ad onor del vero anche nel blocco tricolore non è che siano presenti chissà quali punte di eccellenza: Bellucci, unico pitcher di vera formazione italiana (proveniente dall’A2), non ha disputato una gran stagione, mentre dei position players nessuno supera la soglia del .210 di AVG. A proposito di Bellucci e Cinelli fa un’enorme tristezza vederli criticati di continuo sulla stampa locale, mentre i soliti toni non si leggono per i Melone e gli altri giocatori transitati nel corso di questi 3 lacrimevoli anni (anzi si arriva a leggere anche che Robles andrebbe ringraziato per la stagione che ha disputato, letteralmente). Non si salva nemmeno la difesa, la peggiore dell'intera A1 per numero di errori e come media difensiva. Spicca, a livello individuale, l’.857 di Jimenez in campo esterno, numeri che non ricordo di avere mai visto. Nel complesso quindi è difficile capire quale sia stato il settore messo peggio della formazione grossetana, ma emerge l’inadeguatezza della formazione al livello minimo di competitività necessario alla lotta per la salvezza. Un roster costruito così non lotta per salvarsi: aspetta che la stagione finisca. E quando una squadra è questo, il campionato non la salva e alla fine la rimanda dove meritava di stare già da un pezzo: bisogna essere onesti e dirci chiaramente che per anni questa società è stata inferiore al livello che pretendeva di occupare, rimanendo aggrappata alla massima serie più per le formule escogitate dalla FIBS che altro.
Del resto non si vincono 6 partite su 26 per caso. Le vittorie biancorosse sono venute solo contro Collecchio (due), Crocetta (due) e Reggio Emilia (una), l’altra vittoria è venuta contro Macerata. Nei confronti di tutte le altre “big” il BBC non ha portato a casa nemmeno una partita, con la clamorosa sconfitta a Nettuno di qualche giorno fa (a mio modo di vedere la vera retrocessione, prima di oggi), quando il BBC è riuscito a dilapidare il 4-1 di vantaggio a suon di ball nel corso del 9° inning. Nel torneo grottesco di manco 30 partite che abbiamo (e in queste condizioni di classifica) anche solo quella mancata vittoria pesa come un macigno: buttare via una partita già in pugno è un lusso che una squadra destinata a retrocedere non può permettersi. E infatti non se lo è potuto permettere. In questa stagione è stata la dimostrazione definitiva che il BBC non aveva più gli strumenti per salvarsi. Un’altra partita che il BBC avrebbe potuto e dovuto portare a casa è quella contro il San Marino, quando al 9° sopra per 1-0 (con due out e basi vuote), si è creata la situazione per l’homer da 4 punti di Guevara. Ma sicuramente anche Crocetta, un roster fatto al 90% da ragazzi della zona, ha da recriminare in più di una occasione, quindi questi discorsi valgono quel che valgono, almeno per quel che mi riguarda.
Non so sinceramente nemmeno che percentuale di responsabilità possa avere lo staff tecnico, in questo disastro: non credo che con Kevin Cash a dirigere la formazione maremmana si sarebbe avuto un risultato particolarmente diverso. Lo staff tecnico, in questo scenario, può avere responsabilità, ma non può essere il bersaglio unico. È troppo comodo fare finta che bastasse un altro manager per salvare la baracca. Probabilmente no, non sarebbe bastato. Però nemmeno si può fingere che il lavoro della panchina sia stato efficace, perchè se 4-5 giocatori vivono nella medesima stagione la loro peggior annata in carriera un qualcosa probabilmente c’è. Mentre per quel che riguarda la dirigenza penso che porti addosso il peso maggiore di questa retrocessione, perché un disastro del genere non nasce in due mesi. Il BBC è arrivato a questa fine dopo anni in cui si è confuso il rattoppo con la programmazione. E questa è la colpa più grave.
Alla fine, in tutta onestà, va detto che la retrocessione del BBC è ampiamente meritata sul campo: al momento in cui scrivo la formazione grossetana è ultima in AVG, SLG, OPS, Hit totali, doppi battuti, homer battuti, errori e media difensiva, mentre è penultima in ERA, punti concessi, basi concesse, OBP in attacco e strike-out effettuati dai pitcher. E l'ultimo weekend di gara ha migliorato la situazione, con la larga vittoria di sabato pomeriggio e la gara della sera chiusa sul 2-1 per la Crocetta, altrimenti i numeri di squadra sarebbero stati anche peggiori. Difficile pretendere qualcosa di più quando in qualsiasi statistica sei il peggiore della categoria, sia che si parli di monte di lancio, attacco o difesa.
Semplice e brutale: il BBC Grosseto è retrocesso perchè era giusto retrocedesse. Non c'entra “sfortuna”, non è stato “punito dagli episodi”, “vittima del calendario” o il mancato arrivo di Garbella (sbandierato per mesi come imminente poi precluso per "problemi personali", che per quanto a Macerata hanno sanato. Poi, con tutto il dovuto rispetto, se il salvatore della Patria deve essere Garbella...). Semplicemente è stata una formazione inadatta alla categoria. Lo dice la classifica, lo dicono le statistiche, lo dice la qualità del roster, lo dice la gestione dei momenti chiave, lo dice la fragilità del progetto complessivo. Il dato che forse inquieta di più è che questa stagione disgraziata non è servita nemmeno per formare nemmeno qualche nuova leva per il futuro: i pochi ragazzi italiani sono i fuoriusciti dal BSC, avendo il fu Jolly Roger, da anni, completamente appaltato a terzi quella scocciatura che è il settore giovanile, concentrandosi solo sulla prima squadra (per conseguire questi brillanti risultati, poi). Il punto più irritante, infatti, è che tutto questo era abbastanza facilmente prevedibile. Non si è visto un solo segnale davvero convincente di inversione di tendenza, non una fase di crescita, non un nucleo su cui poter dire: da qui si riparte.
Non mi interessa qui nemmeno rinnovare i discorsi su due squadre grossetane in A1 sono troppe, mi domando solo che utilità abbia per il movimento cittadino tutto questo. Attendiamo fiduciosi gli sviluppi del nuovo round di negoziato per la tanto auspicata fumata bianca, nella speranza che si riesca a fare il meglio possibile e che la zona grossetana torni ad essere una delle poche isole felici di questo negletto sport. La retrocessione sarebbe già abbastanza grave se almeno avesse lasciato dietro di sé un settore giovanile vivo, un gruppo di ragazzi pronti, un minimo di continuità. Invece no. Il settore giovanile maremmano non mi pare viva una stagione particolarmente entusiasmante, con una sola (!!!) squadra U12 in tutta la provincia (con un record di 0-12, per giunta), due U15 (ambedue 11-3 ed escluse dalla fase finale) e due U18 (11-0 e unica qualificata alla “post-season” nazionale una, mentre l'altra chiude a 6-5): anche per l’immediato futuro la situazione non appare particolarmente promettente. Il settore giovanile grossetano, per come appare oggi, non sembra avere la forza di assorbire davvero il colpo nemmeno numericamente, prima ancora che qualitativamente.
Da qui la necessità di leggere la retrocessione come un passaggio di verità. Si prende atto del fallimento, si riconoscono le responsabilità e si decide se da questa caduta nascerà un progetto più serio oppure soltanto l’ennesima illusione di risalita. Se servirà a ripensare il modello, a ricostruire una squadra più giovane, più coerente con il territorio e meno dipendente da soluzioni improvvisate, allora avrà almeno una funzione di svolta. Se invece verrà trattata come un incidente da correggere in fretta, senza toccare le fondamenta, allora davvero non avrà insegnato nulla.
È questo, a mio modo di vedere, il vero banco di prova.
