La fase finale del Mondiale '98 e la sua eredità
Ultima puntata del nostro viaggio
Ave villici!
L’appuntamento è per il 31 luglio allo stadio Jannella di Grosseto. L’Italia arriva alla sfida contro la ben più quotata Australia come sfavorita: tutto sommato sembra già una mezza impresa essere lì (la vittoria con Panama non era certo scontata) e la sorte è anche stata alla fin fine benevola, non mettendoci di fronte una corazzata come potrebbe essere Cuba, che, pur agli ultimi squilli della generazione d’oro, è pur sempre Cuba.
Dei ricordi di quella serata senza dubbio non posso non citare la sorpresa di vedere per la prima volta in vita mia lo Jannella pieno, come nei famosi anni ’80, quando bisognavaarrivareallostadiooreprimaeblablabla. Abituato a un numero di spettatori ben più basso nelle partite di campionato (numeri comunque mostruosamente più alti della Serie A attuale, in qualsiasi piazza), vedere quel fiume di persone entrare nello stadio, passare diversi minuti in fila allo stand del merchandising per acquistare le magliette ufficiali della manifestazione o chissà quale altro gadget, mi diede la netta e piacevole sensazione di vivere un piccolo momento storico, prima ancora del playball.
E un momento storico effettivamente lo era, dato che per la prima volta l’Italia si giocava l’accesso alle semifinali, tra le prime quattro al mondo. Volendo si può dire che quella che si stava per disputare era una delle partite più importanti, fino ad allora, disputate dalla Nazionale Italiana nella sua storia.
Lo Jannella, per giunta, era anche tirato a lucido: il restyling dello stadio, terminato solo qualche mese prima proprio per quei quarti di finale, era stato un lavoro ben eseguito. Il campo, almeno dalle tribune, sembrava davvero perfetto e degno di eventi del genere. Non so quanti spettatori ci fossero: di sicuro, negli anni, lo Jannella così affollato è capitato di rivederlo solo in occasione delle gare decisive per gli ultimi scudetti biancorossi, ovvero, dopo svariati anni, quella magica serata. Peraltro non ho mai capito la reale capienza dell’impianto, visto che le stime vanno dai 6.000 ai 12.000 posti (che mi pare un range un po’ troppo vasto), ma lasciamo perdere queste facezie e teniamoci sul dato ufficiale degli 8.000, che è un numero credo abbastanza realistico.
L’Italia schiera la sua miglior formazione, sul monte abbiamo di nuovo Masin, alla terza partenza nella manifestazione. E gli Azzurri partono subito forte, già al primo inning segnano due punti: Newman viene colpito, poi D’Auria batte l’homer che ci porta sul 2-0. Al terzo attacco il grossetano Rigoli batte un triplo, Newman batte un singolo e lo porta a casa per il 3-0. Flisi, con un altro solo homer, ci porta sul 5-0 a metà terzo.
Sembra tutto fin troppo facile, intanto sugli spalti l’entusiasmo è comprensibilmente alle stelle: siamo a un terzo di partita e le previsioni del ruolo azzurro di vittima sacrificale sembrano non trovare riscontro sul diamante, anzi. Infatti l’Australia si rimette in carreggiata e segna 2 punti a fine terzo e un altro a fine 4°, ora il punteggio è di 5-3; al 5° proviamo a riallungare, portandoci sul 6-3, ma nel seguente attacco l’Australia azzera tutto, segnando i 3 punti che la portano sul 6-6. Tutto da rifare, ma comunque sia siamo in partita e ce la giochiamo. Il 6° e il 7° non vedono segnature, dall’8° attacco la partita entra definitivamente nella storia di questo bislacco sport in questo bislacco Paese.
Ottavo attacco Italia: Flisi batte il secondo homer della sua serata, siamo avanti 7-6 e tutti sugli spalti speriamo che sia l’allungo definitivo.
Ottavo attacco Australia: per noi c’è ancora Masin sul monte, il nono uomo del lineup aussie, il catcher Edmonson, batte valido. Bunt del leadoff, uomo in seconda e un out. Base a McDonald, poi lo spauracchio riminese Gonzalez viene eliminato per strikeout. Forse riusciamo a chiudere a zero e giocarci tutto al 9°, o almeno questo speriamo in 8.000 sugli spalti. Nel box c’è il californiano Ron Johnson, che ha iniziato nel 1982 una carriera nelle minors come lanciatore, con risultati non esattamente esaltanti. Si trasferì nel 1990 in Australia, si reinventò position player e divenne una leggenda del baseball australiano, tanto da essere ammesso nella loro Hall of Fame nell’anno di istituzione della stessa. Adesso ha l’opportunità di pareggiare per la seconda volta la partita. Purtroppo non se la lascia sfuggire, batte un singolo che porta a casa il punto del 7-7 ed abbiamo ancora da fare il terzo out. Rimane sul monte Masin, l’Australia non segna.
Nono attacco Italia: dopo l’out di Evangelisti, Rigoli batte un doppio lungolinea, poi Newman batte un doppio a sinistra che scavalca l’esterno: è 8-7 per noi, siamo di nuovo avanti! Newman è in seconda, c’è solo un eliminato, nel box va D’Auria che è in una serata di grazia e batte la sua quinta valida in 5 turni, stavolta al centro. Newman non corre a casa e D’Auria si fa intrappolare tra prima e seconda venendo eliminato; nell’azione Newman si lancia verso casa e viene eliminato a sua volta. È un disastroso gioco sulle basi: una valida che poteva portare un punto si trasforma in un doppio gioco difensivo australiano. Comunque sia, più che l’occasione persa di allargare il divario va difeso il vantaggio nell’ultimo attacco aussie.
Nono attacco Australia: ancora Masin sul monte, un out. Ne mancano solo due per scrivere una bellissima pagina di storia azzurra del nostro sport, di nuovo a Grosseto. L’Australia ha nel box quel Jerks che avevamo conosciuto nella puntata precedente: 37enne nativo dell’Alabama, ha avuto anche un veloce passaggio (11 AB) in Major con i Phillies nel 1987. Nel 1990 sarà a Rimini, dove finirà la stagione con 19 HR in 135 turni alla battuta, prima di iniziare la carriera in Australia. Ora, a due out dalla fine, batte il suo ventesimo fuoricampo in terra italiana che incredibilmente pareggia per la terza volta la partita. È nuovamente tutto da rifare. Dopo 8.1 inning di lavoro scende Masin, che non si sa quanti lanci abbia potuto effettuare: il suo ruolino parla di 14 valide subite, 6 basi concesse e 6 strikeout effettuati. Al suo posto entra l’altra unica grande certezza emersa dal girone eliminatorio, il giovane nettunese Ricci. Giustamente mettiamo sul tavolo il meglio che abbiamo, al domani ci penseremo. Ricci deve chiudere l’inning senza permettere altri punti e ci riesce. Si va agli extra inning.
Decimo attacco Italia: K Casolari, mentre Flisi (dopo 2 HR e un singolo) incassa una base per ball. Con Illuminati nel box c’è un lancio pazzo, adesso abbiamo il corridore in posizione punto, ma viene eliminato per strikeout anche Illuminati. Nel box va Bagialemani, che non sta disputando un gran Mondiale, ma è pur sempre Bagialemani: valida a sinistra e Flisi segna il 9-8. Sugli spalti tutti speriamo che stavolta sia finalmente il colpo del KO.
Decimo attacco Australia: gli aussie hanno il cuore del loro lineup, 3-4-5. Ricci fa battere Gonzalez su Flisi ed è il primo eliminato. Ne mancano due. Ron Johnson, che ha pareggiato la partita all’ottavo con il singolo su Masin, stavolta rimane al piatto. Due eliminati. Ne manca solo uno. Nel box va Scott, il miglior battitore dell’Australia. Ha chiuso il girone a .467, ma stavolta la rimonta australiana non si concretizza: Scott batte una facile volata al centro su De Franceschi. È il terzo out di questa incredibile partita e l’Italia passa alla semifinale.
Quella incredibile partita, la vittoria da sfavoriti in una gara che a un certo punto pareva davvero essere stregata, quello stadio pieno e l’entusiasmo da teenager sicuramente hanno fatto in modo che mi innamorassi definitivamente di questo sport.
La semifinale ci vede contro la Corea, sulla carta sarebbe una sfida improba già all’epoca (per non parlare di adesso), ma tutto sommato forse è l’opzione migliore, visto che le altre alternative sarebbero state Cuba e Nicaragua, che hanno battuto rispettivamente l’Olanda e il Giappone.
La Corea nel girone eliminatorio ha chiuso a 4 vittorie (contro Russia, USA, Olanda e Nicaragua) e 3 sconfitte (patite contro Canada, Australia e Taipei). Forse c’è una minima possibilità di giocarsela, sebbene si abbia davanti un roster sicuramente da non sottovalutare: tra i giovani coreani ci sono diversi giocatori che avranno una più che rispettabile carriera nella Lega Coreana, due futuri giocatori di MLB e alcuni giocatori che avranno comunque un passaggio più o meno rapido nei vari farm.
Si gioca a Nettuno, la sera dopo la grande impresa di Grosseto: nella cittadina laziale si presentano ai cancelli del Borghese in 5.500. Sul monte abbiamo Mura e partiamo subito alla grande: al primo attacco segniamo subito un punto, ma la Corea risponde immediatamente portandosi sul 2-1. Al secondo riusciamo a impattare sul 2-2, ma la Corea allunga immediatamente sul 6-2, costringendo Mura alla resa. Fino al 6° inning il punteggio non cambia, poi i coreani segnano i definitivi punti dell’8-2, garantendosi il posto nella finale, mentre per noi si spalancano le porte della finale di consolazione.
Cuba, nell’altra semifinale, rispetta il pronostico battendo il Nicaragua e quindi ci giocheremo il bronzo contro i nicaraguensi. L’appuntamento per il bronzo è per il giorno successivo, sempre a Nettuno. Si gioca alle 15, allo stadio ci sono comunque 3.500 persone, mentre per la finale ce ne saranno 6.000. Il Nicaragua arriva alla finalina dopo il primo posto a pari merito nel girone con l’Australia, frutto di 5 vittorie (Taipei, Olanda, Canada, USA e Russia) e 2 sconfitte (Australia e Corea). Ai quarti ha avuto la meglio sul Giappone, mentre in semifinale, come detto, nulla ha potuto contro Cuba. La stella del roster è sicuramente Vicente Padilla, che avrà una carriera di 16 anni in MLB (esordirà in MLB già pochi mesi dopo, nel 1999), mentre i restanti giocatori sono tutti del campionato nicaraguense, con alcuni nomi storici indotti nelle varie Hall of Fame. La forza della squadra pare essere il lineup, con ben 5 giocatori che hanno chiuso il girone sopra a .400. Il Nicaragua, nello strano mondo del baseball pre-apertura al professionismo, non è squadra da sottovalutare: ha già vinto 5 argenti e due bronzi nei precedenti campionati mondiali disputati.
Sul monte schieriamo Ricci, che dopo la vittoria contro l’Australia da rilievo ha la possibilità di regalarci una medaglia di bronzo che sarebbe davvero storica. Il Nicaragua ha invece sul monte il 30enne Zelaya, uno dei pitcher di punta del campionato centroamericano, con al suo attivo anche una no-hitter. La partita è molto chiusa, si arriva al 5° attacco Italia ancora sullo 0-0. Al quarto gli azzurri hanno appena sprecato una ghiotta occasione per portarsi avanti: con uomo in terza e prima e un solo eliminato né Flisi prima né Bagialemani poi riescono a portare a casa i corridori. Al 5° attacco il Nicaragua non sfrutta un’occasione altrettanto importante, con uomo in terza e un eliminato non riesce ad andare in vantaggio. Al cambio campo gli Azzurri si portano avanti: con un out Illuminati batte un singolo, Evangelisti batte un profondo doppio al centro che permette a Illuminati di segnare il punto dell’1-0. Rigoli batte un pop sul prima base, poi Cibati batte una valida a sinistra, Evangelisti tenta di portarci sul 2-0 ma viene nettamente eliminato a casa base. Siamo comunque avanti.
Il Nicaragua risponde subito: la chiave dell’inning è una rubata in seconda base, molto contestata dalla difesa azzurra, che permette ai centroamericani di portare il corridore in posizione punto con un solo eliminato. Sul successivo fly9 il corridore arriva in terza, poi purtroppo il doppio lungolinea di Cardoze pareggia la partita. All’8° attacco nicaraguense si decide la partita. Abbiamo ancora Ricci sul monte, Padilla apre l’inning con un singolo al centro. Il Nicaragua opta per il gioco corto, il bunt viene eseguito abbastanza male, la palla è molto comoda per Flisi che giustamente tenta di effettuare l’eliminazione in seconda, ma purtroppo commette un pesantissimo errore sparando la palla all’esterno sinistro. Uomo in prima e in terza, zero eliminati, una pessima situazione. La successiva valida a sinistra porta il Nicaragua sul 2-1; i centroamericani segneranno altri 3 punti nel corso dell’inning portandosi sul 5-1. Sul monte per il Nicaragua adesso c’è proprio la stellina Padilla, che chiude il 9° attacco azzurro con un fly8 e due K, regalando il terzo bronzo della storia al suo Paese, mentre per l’Italia si chiude nel peggiore dei modi un Mondiale (che sarà vinto per l’ennesima volta da Cuba) comunque importante.
Cosa ha segnalato questo Mondiale? Cosa resta al movimento da questa manifestazione? Il torneo fu indubbiamente uno straordinario successo di pubblico: ben 240.000 spettatori, 40.000 solo per le partite degli azzurri, una più che discreta copertura mediatica (pagine fisse sulla Gazzetta e sugli altri quotidiani, ampie sintesi su Raitre, ecc. ecc., che all’epoca ancora surclassavano il poco più che nascente web), ben 3 impianti costruiti per l’occasione (Vicenza, Messina e Palermo), un risultato sportivamente eccezionale – ricordiamo nuovamente tuttavia che il mondiale “aperto ai pro” fu più uno slogan che una realtà fattuale – e uno slancio che poteva essere una vera boccata di ossigeno per uno sport che non stava certo attraversando un periodo d’oro. Quella manifestazione pareva segnalare invece che la fiammella era ancora più che viva, che con un minimo sforzo le basi su cui lavorare erano ancora tutto sommato interessanti.
Purtroppo, a distanza di quasi 30 anni, non si può che constatare che invece, probabilmente, fu uno dei tanti treni persi da questo movimento, che non perde mai l’occasione di perdere l’occasione (basti vedere il totale fallimento dell'esperimento siciliano, nonostante il successo di pubblico). Il paragone con il successivo Mondiale organizzato nel Belpaese - quello del 2009 - è imbarazzante, in termini di attenzione mediatica, pubblico sugli spalti e anche risultato sportivo. Un’involuzione generale drammatica, che a mio avviso dovrebbe mettere bene in evidenza come la gestione post notariana della Federazione sia stata fallimentare. Se poi si vuole proprio girare il coltello nella piaga e il paragone vogliamo farlo con l’ultimo Europeo di qualche settimana fa a Senago (in provincia di Novara) il risultato non può essere che la disperazione più catatonica.
Segnalo un ultimo tema, come sapete a me molto caro: quella Nazionale, composta da tutti giocatori italiani più il naturalizzato Newman, riuscì a cogliere l’alloro europeo nel 1997 e nel 1998 riuscì ad arrivare quarta a un Mondiale. Facciamo tutti i discorsi del caso (quarti in un girone di 7, passati solo per lo scontro diretto, sorteggio favorevole, ecc. ecc.), ma il punto rimane: del resto quello era il massimo torneo disputabile al momento. Ampliamo un attimo la riflessione e pensiamo che quella squadra, come in ogni occasione, aveva lasciato a casa – sicuramente per i più svariati motivi – un discreto numero di giocatori che potevano legittimamente ambire alla convocazione per il Mondiale casalingo. Cito solo i nomi dei giocatori che mi vengono in mente al volo senza pensarci tanto: Gaiardo, Cretis, Gasparri, Ermini, Mazzieri, Mazzanti (Leonardo), Ceccaroli, Cossutta, Fochi, Crociati, Vecchi, ecc. ecc. Senza parlare dei migliori giovani che si stavano allora affacciando alla Serie A: Schiavetti, Betto, Bischeri, De Santis, ecc. ecc.
Invece, già dalla Coppa Intercontinentale (un torneo ancora più scalcagnato della già snobbata Coppa del Mondo) del 1999, si decise che la Nazionale dovesse essere rinforzata con l’ausilio degli ascari, che, già da quel campionato, non furono più strampalate eccezioni nei lineup delle formazioni di A1. Furono convocati per la Coppa Intercontinentale il riminese Battista Perri, il nettunese Paul Romanoli, il parmense Seth LaFera e il collecchiese Graffagnini. Risultato: 2 vittorie e 7 sconfitte, 17 punti segnati e 48 subiti. Unico giocatore inserito nell’All-Star Team del torneo fu Liverziani.
Quando nel 2001 iniziò il lungo regno fraccariano poi saltò definitivamente il tappo: a fronte della creazione della fin troppo incensata Accademia, idea comunque notevole (avviata in ogni caso nel 2004, dopo già 3 anni abbondanti di gestione), si ebbe il definitivo passaggio alla fase successiva. Le formazioni erano zeppe di oriundi di dubbio valore (a mero titolo di esempio citiamo i carneadi Joe Zaccardi, Rob Corraro ed il mitologico El Pipe Urueta) che altro non facevano che fungere da tappo per i pochi prospetti dei già aridi vivai e al tempo stesso dissanguare bilanci societari sempre più esangui, mentre la Nazionale subì una serie di sconfitte clamorose al cui confronto Caporetto fu una festa con tanta topa, sebbene vada ricordato che nelle manifestazioni extra-continentali le formazioni iniziarono a mandare veramente un numero decente di pro e di prospetti di livello, alzando la qualità dei roster in una maniera per noi inaffrontabile.
Ricordiamo, tra le tante Waterloo di inizio millennio, ad esempio la clamorosa sconfitta contro la Svezia con conseguente 5° posto all’Europeo 2003, all’epoca il peggior risultato di sempre e che precluse anche la partecipazione al Mondiale IBAF del 2005, fatto mai successo. Sempre nel 2003 giungemmo anche 14esimi al Mondiale, oppure la disastrosa spedizione di Atene, con l’ultimo posto e una sola vittoria al 9° contro Taipei grazie all’homer di Liverziani. In sintesi, nel suo primo mandato, Fraccari ottenne il peggior risultato della storia azzurra sia ai Mondiali, alle Olimpiadi che agli Europei (che sarà superato solo dal 9° posto della famosa spedizione d’epoca marconiana): un en plein mica da ridere.
Dopo il primo WBC, a cui partecipammo con ben 4 azzurri “doc” a roster, nel 2007 si inaugurò anche una nuova simpatica usanza, ovvero presentarsi alle manifestazioni internazionali con oriundi che nemmeno erano espressione del campionato, andando a pescare tal Norrito e tal Ceriani dalla AA e dalla Independent League. Il tutto per sigillare un nuovo record dell’epoca fraccariana, ovvero il 7° posto in un Campionato Europeo, che ci precluse anche la partecipazione alle Olimpiadi del 2008.
Con questo è tutto per quel che riguarda il Mondiale del 1998, a breve tocca infognarsi di nuovo con i verbali e la desolazione dell’Era del Sole. Spero che questo breve amarcord sia stato di vostro gradimento. Sotto vi lascio i video delle ultime due partite.
