L'incredibile storia di Ron LeFlore

L'incredibile storia di Ron LeFlore

Dalla prigione all'All Star Game

Questa storia è una di quelle che sembrano inventate, invece è solo una delle tante storie minori che questo sport sa raccontarci.

La nostra storia parte in un giorno del gennaio 1970, in un anonimo sobborgo di Detroit. Tre ragazzi tentano una rapina a mano armata a un negozietto di quartiere che finisce male: proprio mentre fanno irruzione nel negozio passa una volante che vede tutto, chiama i rinforzi e nel giro di qualche minuto l'edificio è circondato. I tre ragazzi cercano di sfuggire come possono. Uno raggiunge il tetto dell'edificio e dopo qualche minuto ha l'idea più stupida che potesse avere: invece di attendere e sperare di cavarsela, tenta di riscendere spacciandosi per un abitante dell'edificio. Viene ovviamente arrestato. Questo piccolo genietto è Ron LeFlore, ed è il protagonista della storia che racconto oggi.

Ron LeFlore, classe 1948, è uno dei tanti ragazzi dei sobborghi di Detroit che ha avuto un'infanzia disagiata, non manca proprio nulla dei grandi classici: padre alcolizzato e perennemente disoccupato, furtarelli a 11 anni, eroina a 15, primi incontri col sistema carcerario minorile e tutto il resto. Ma torniamo al gennaio del 1970: come detto, è autore di uno sgangherato tentativo di rapina a mano armata che finisce come finisce. Viene incarcerato nella State Prison of Southern Michigan con una sentenza da 5 a 15 anni (qualsiasi cosa questo significhi). L'impatto con la prigione "da adulti" non è dei più rosei per una persona dal carattere turbolento come LeFlore, tanto è vero che trascorre in isolamento 4 dei primi 12 mesi di reclusione. Poi, grazie ai servizi nella cucina della mensa, riesce ad adeguarsi alla sua nuova realtà. Scopre un gioco al quale non ha mai giocato: il softball. Il campionato carcerario, che consta di 40 partite all'anno, lo vede subito protagonista, contro ogni pronostico. Le sfide sono contro squadre di guardie o altri detenuti di altri istituti: non è raro trovare come avversari ex giocatori con un qualche passato nel mondo delle minors. Non sarà chissà cosa, ma per chi non ha mai giocato non è proprio uno scherzo. LeFlore ha talento e chiude il primo campionato alla stratosferica media di .501. Si conferma l'anno successivo, quando termina la stagione a .487, mentre l'anno dopo arriva a .569. La stampa locale gli dedica anche qualche articoletto, talmente stupefacenti sono i suoi numeri.

Tra i detenuti c'è un tal Jimmy Karalla, imprigionato per estorsione, che è una figura chiave in questa storia. Sull'effettivo ruolo di Karalla nella vicenda le fonti sono discordanti. Ve le fornisco entrambe, valutate voi a quale credere.

A) Karalla si ricorda che il suo amico Jimmy Butsicaris è proprietario di un bar dove si radunano spesso le celebrità sportive di Detroit. Tra gli avventori di rango del locale c'è Billy Martin (sul quale sarebbe bello scrivere qualcosa, un giorno), all'epoca manager dei Tigers. Karalla chiede quindi a Butsicaris di informare Martin che c'è un detenuto che forse vale la pena osservare. Martin, forse in preda ai fumi dell'alcol, accetta il suggerimento e, incredibilmente, il 23 maggio 1973 assiste a una partita dei carcerati, nella quale LeFlore ovviamente si fa valere. Martin pensa che forse il ragazzo merita davvero una possibilità. Anche grazie all'interessamento di Martin, LeFlore ottiene la scarcerazione sulla parola per sostenere un tryout con i Tigers nel mese di luglio.

B) Karalla è il manager della squadra dei carcerati, è amico di Billy Martin e suo testimone di nozze. Inizia un estenuante pressing su Martin per fargli vedere questo ragazzo che sta mettendo insieme numeri mostruosi. Lo stesso LeFlore inizia a tempestare la dirigenza dei Tigers per ottenere un'opportunità in un provino. Del resto, perché no? I Tigers nel corso della loro tormentata esistenza avevano già pescato un giocatore dal sistema penitenziario americano: Gates Brown, in MLB dal 1963 al 1975. Alla fine Martin visita la prigione, più per una visita di cortesia che altro. Peraltro pare che fosse una giornata piovosa, senza alcuna partita dimostrativa. Come nella versione A Martin pensa che forse il ragazzo merita davvero una possibilità. Anche grazie all'interessamento di Martin, LeFlore ottiene la scarcerazione sulla parola per sostenere un tryout con i Tigers nel mese di luglio.

Sia come sia, il tryout va bene. LeFlore impressiona con una serie di linedrive nel gap e soprattutto con i soli 3,5 secondi nel tragitto casa-prima: i Tigers vedono qualcosa nel ragazzo e gli offrono un contratto da minor leaguer. 5.000 dollari alla firma e 500 dollari al mese. Cifre per le quali LeFlore, visti i precedenti, probabilmente avrebbe rapito qualcuno. Il contratto ha tuttavia stringenti clausole comportamentali, nel tentativo di arginare la straripante personalità di LeFlore. In questa incredibile storia, questo è solo l'ennesimo punto di svolta: LeFlore inizia la sua carriera professionistica nel baseball poco più di tre anni dopo aver giocato la sua prima partita in assoluto. Viene assegnato ai Clinton Pilots (A), sotto la guida del 28enne manager Jim Leyland (!): il primo giorno in cui lo ha disponibile a roster, lo fa esordire come pinch-hitter all'ottavo inning di una gara in notturna — una novità assoluta per il protagonista della nostra storia — e LeFlore batte il suo primo singolo interno della carriera. La prima stagione di LeFlore, utilizzato esclusivamente in campo esterno, si chiude con un più che dignitoso .277 in 65 AB. L'anno successivo è ancora in A, ma a Lakeland, dove si guadagna il posto da titolare anche grazie a uno Spring Training stellare con la MLB. È il leadoff e l'esterno centro titolare. La stagione parte fortissimo, tanto da aggiudicarsi il premio di Player of the Month di Maggio. Alla fine della stagione LeFlore, in 386 AB, batte 131 valide (.339) e ruba 42 basi su 46 tentativi. Questi numeri gli valgono una chiamata in AAA, dove LeFlore ha giusto il tempo di collezionare 34 AB nelle quali batte solamente .235. Poi, un giorno, viene convocato dal GM e teme di scoprire di essere stato tagliato, invece gli viene comunicato che, complice un infortunio a Mickey Stanley in MLB, i Tigers hanno bisogno di un esterno in più e chiamano proprio il nostro LeFlore: viaggio espresso a Milwaukee, quindi.

È il 1° agosto 1974: appena quattro anni e mezzo dopo la tentata rapina nella periferia di Detroit, LeFlore fa il suo esordio in MLB (0/4 con 3 K, non proprio memorabile). LeFlore continua il processo di affinamento del suo straordinario talento grezzo: nella stagione di esordio in MLB mette insieme 66 valide, 2 HR e 23 rubate. Trova spazio saltuariamente, ma non viene rimandato nelle minors. Anzi. Nel 1975 — ultimo anno in cui era in campo l'altro ex galeotto Brown. Dubito ci sia mai stata un'altra formazione MLB con due ex detenuti a lineup — è già titolare: batte 142 valide, 8 HR e porta a casa 28 rubate. 

Nel 1976, anno non banale per la storia dei Tigers, arriva a 172 valide, 4 HR e 58 basi rubate, con una media battuta di .316: viene convocato per l'All-Star Game. Lui e The Bird (Mark Fidrych, Rookie of the Year di quella stagione e altra bellissima storia da ricordare) sono il motivo per cui, pur stazionando stabilmente in fondo alla classifica della division, la media di spettatori dei Tigers sale di oltre 5.000 unità rispetto alla stagione precedente. A fine stagione riceve anche voti come MVP. Il 1977 è senza dubbio una grande stagione: .325 di media battuta (frutto di 212 valide), 16 HR, 39 basi rubate. 

Non è da meno il 1978: la crescita costante di LeFlore è inarrestabile, con 198 valide, 12 HR e 68 rubate, il migliore di tutta la MLB in questa categoria (e anche nei punti segnati, ben 126). È la stagione in cui riceve il maggior numero di voti come MVP; del resto guida la MLB in singoli, punti segnati e basi rubate, ed è secondo per numero di valide. È talmente popolare che in questa stagione è il protagonista del film One in a Million: The Ron LeFlore Story, nel quale recita ovviamente nei panni di se stesso. In un articolo viene citato come uno dei cinque migliori giocatori dell'intera MLB. Anche nel 1979 tocca .300 di media battuta e ruba altre 78 basi.

Nel 1980 viene scambiato con gli Expos di Montreal, saluta l'American League e sbarca nella National: mette a segno 97 basi rubate (suo record personale) e diventa il primo giocatore della storia a guidare entrambe le leghe in basi rubate in due stagioni distinte. Per la prima volta sfiora la post-season: gli Expos chiudono secondi a una partita di distacco dai Phillies, che poi si laureeranno campioni del mondo. L'anno successivo firma un contratto con i White Sox di Chicago, ma la sua stella è in declino. Riesce a giocare solo 173 partite in due stagioni, senza grossi picchi, nonostante collezioni comunque 64 rubate negli scampoli di stagione che riesce a disputare. Il 1° agosto 1982 è protagonista di uno dei bloopers più bizzarri della storia del gioco: nel sesto inning contro Boston pasticcia talmente tanto su una battuta del catcher Allenson che l'azione viene classificata come errore da quattro basi. Nel 1983 non rientra nel 25-man roster e annuncia il ritiro, chiudendo una delle carriere più incredibili della storia del gioco.

1.099 partite giocate, 1.283 battute valide (media in carriera .288, .342 OBP), 731 punti segnati, 172 doppi, 57 tripli, 59 HR, 353 RBI, 455 basi rubate. Ma anche una .968 di media difensiva in campo esterno, un dato francamente imbarazzante. LeFlore è stato un pessimo difensore, guidando la classifica degli errori degli esterni nel 1974 (ricordiamo il call-up ad agosto…), 1976, 1980 e 1982 (in sole 91 partite giocate). Ben consapevole dei propri limiti, lo stesso LeFlore ha dichiarato: «Io sapevo battere e correre veloce, per tutto il resto non avevo la minima idea di cosa stessi facendo».

Ma la storia non finisce qui: appena terminata la carriera, rende pubblico che in realtà aveva ingannato tutti sull'età, essendo più vecchio di quattro anni rispetto a quanto dichiarato. Questo spiega probabilmente il rapido declino, ma rende ancora più incredibili alcuni dati, come ad esempio le 97 basi rubate a 36 anni effettivi.

Giusto per togliere ogni dubbio: durante tutta la carriera, LeFlore non fece nulla per sopire voci, timori e sospetti riguardo all'uso di droghe (non steroidi), al presunto scarso impegno o alla mancanza di disciplina. Fumatore indefesso, facile all'ira, spesso protagonista di risse in campo per futili motivi: oggi si parlerebbe di un cancro nello spogliatoio. Sparky Anderson, altro manager leggendario che incrociò la strada del nostro, ebbe a dire di «non gradire l'esperienza».

Terminata la parentesi baseball, almeno momentaneamente, LeFlore trova impieghi saltuari. Nel 1988 vede una pubblicità per un corso di cinque settimane per arbitri di baseball, ma purtroppo non riesce a sfondare. Nel 1989 torna in campo in una lega amatoriale over 35: batte .328 in 44 partite; nel 1990 ne gioca altre 18, battendo .403. Nel 1995 prova anche a fare il manager in una lega indipendente, ma il record di 28-45 non depone a suo favore.

Il bizzarro Tiger Stadium, simbolo di Detroit e della MLB intera, chiude i battenti al termine della stagione 1999. Alla cerimonia di chiusura viene invitato anche LeFlore; la polizia coglie l'occasione per arrestarlo per il mancato pagamento degli assegni di mantenimento dei figli.

L'anno successivo riprova a fare il manager, stavolta in Frontier League: chiamato a sostituire il manager esonerato, non riesce nemmeno a terminare l'anno alla guida della squadra, venendo a sua volta sostituito. Effettua un ultimo tentativo come manager nel 2003, nella Canadian Baseball League, una lega partita con grandi ambizioni che fallirà dopo nemmeno 40 partite, con l'All-Star Game chiuso in parità. Il record dei suoi Saskatoon Legends, al momento della chiusura, era 22-15.

Viene arrestato nuovamente il 5 maggio 2007, ancora per mancato pagamento degli assegni di mantenimento. Nel 2011 subisce l'amputazione della gamba destra.

Oggi, alla soglia degli 80 anni, vive in una casa di riposo in Florida.

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